Valtorta, il museo etnografico

IL MUSEO ETNOGRAFICO “ALTA VALLE BREMBANA”

Intorno ai primi anni Ottanta nasce e si sviluppa a Valtorta la volontà di istituire un museo che racconti, in forma autentica e viva, la storia della civiltà e della cultura dell’Alta Valle Brembana. All’iniziale ispirazione del sindaco Piero Busi e dell’allora parroco Angelo Longaretti aderiscono spontaneamente gli abitanti del paese e dell’intera valle. Oggetti del passato, utilizzati da generazione nelle più diffuse attività sociali e lavorative, vengono riscoperti nelle cantine e nei solai per essere raccolti e fatti rivivere in ambientazioni accuratamente ricostruite nel “Museo Etnografico Alta Valle Brembana” di Valtorta.
Da allora molto è stato fatto: oggi il Museo è l’elemento centrale dell’ Ecomuseo, recentemente costituitosi, dove natura e cultura trovano il giusto riconoscimento del ruolo giocato nella vicenda umana di Valtorta.

Nei pressi della chiesa parrocchiale, all’interno della massiccia “Casa della Pretura” – l’antica residenza del vicario – è ospitato il Museo Etnografico “Alta Valle Brembana”. La sua ricca dotazione di oggetti di uso quotidiano, anche vecchi di secoli, è fatta rivivere attraverso l’attenta ricostruzione di ambienti valligiani tipici, testimonianze della vita di intere generazioni. I preziosi strumenti raccontano il senso più autentico della storia umana e sociale dell’Alta Valle Brembana, e trasmettono l’immagine di esistenze semplici e faticose, tenacemente segnate da un’incrollabile fiducia nella Provvidenza e nel lavoro dell’uomo.

Al pianterreno
1webUn ampio e suggestivo portico illuminato da due arcate massicce accoglie il visitatore del Museo Etnografico “Alta Valle Brembana”. Lo spazioso ingresso è adibito ad esposizione di una variegata gamma di attrezzi: fucili e trappole per la caccia e la pesca, macine con mole a pedali per le granaglie, oggetti quasi casualmente deposti dopo una dura giornata di lavoro.
Il pianterreno è completato da un disimpegno, attrezzato con gli strumenti del vignaiolo – damigiane, un torchio, un fusto di vino – e dalla suggestiva “Stua”, l’ antica cucina. Il soffitto a volta si presenta particolarmente annerito: la piccola finestra non garantiva la completa aerazione del locale. Il tipico focolare non era infatti collocato dentro un camino, ma era posto al centro della stanza, delimitato da quattro pietre, e il paiolo di ghisa era appeso con una catena alla volta. Tradizionali arnesi da cucina, una madia, una cassapanca e una credenza ricreano l’atmosfera di un luogo un tempo in uso in tutte le abitazioni di Valtorta.
Sul portico si affaccia anche l’antica stalla dei cavalli, ora allestita a casera per la lavorazione del latte. La produzione dei diversi tipi di formaggio, ancora una prelibatezza locale, si faceva con calderoni, presse, zangole di vario tipo, mestoli, non molti diversi in fondo da quelli di oggi. Accanto ecco la ricostruzione della bottega del calzolaio: sgabelli, forme, raspe e spazzole suggeriscono una semplice ma alacre attività

Il piano nobile
6webLa scala in pietra in fondo al portico – provvista di feritoie a gola di lupo per il controllo del pianterreno – consente la salita al primo piano, approdando su ampio corridoio con pavimento in cotto e arredato con cassapanche, utensili di minatori nelle nicchie delle pareti. Parti di affreschi quattro-cinquecenteschi di diversa provenienza e una piccola edicola in vetro con la statua in cera della Madonna del Rosario, collocata in un angolo, ricordano quanto la religione fosse parte integrante dell’esistenza.
Tre sale ripropongono altrettanti ambienti di vita quotidiana.
Nella prima è ricostruita una spaziosa cucina-soggiorno illuminata da finestre che si affacciano sul retro: madia, piattaia e credenza sono complete di utensili per cucinare e per la tavola, con un caminetto e annesso mantice per il fuoco.
La seconda stanza ospita la sartoria con macchine per cucire, ferri da stiro a brace, ma anche aghi, ferri da maglia e uncinetto per pazienti lavori di cucitura e rammendo.
Infine, la camera da letto. Un semplice pagliericcio è collocato sul letto matrimoniale. All’armadio, cassettone, cassapanca e comodini, con l’immancabile scaldaletto sono stati aggiunti due culle, due girelli per i primi passi dei bambini e ancora immagini sacre e acquasantiere per santificare le giornate.

Al secondo piano5web
L’accesso al secondo e ultimo piano è con una stretta scala in legno. Le proporzioni degli ambienti sono le stesse del piano sottostante, ma l’aspetto è più semplice anche se qui si ritrovano evidenti tracce di affreschi degli stemmi delle famiglie locali, in particolare dei Busi e dei Ragazzoni.
Il corridoio ricrea la bottega del falegname, una delle attività più tipiche dell’alta valle per secoli dedita al taglio dei boschi. I due banchi di lavoro sono perfettamente attrezzati con morse, torni a pedali, presse e tutti gli utensili necessari alla lavorazione del legno.
La prima sala, alla quale si accede passando per un arco in tufo, ripropone invece una delle tante fucine che esistevano un tempo in tutta la Val Stabina e che sfruttavano il minerale estratto nelle vicine miniere. Attorno al braciere, con tanto di mantice e incudini varie, si allinea un perfetto corredo di arnesi del fabbro e di oggetti prodotti nella fucina.
L’ultima stanza offre un panorama completo della produzione tessile casalinga: il bellissimo telaio manuale, utilizzato per tessere lino, canapa e lana, è circondato da arcolai, rocche, fusi, aspi, tutti oggetti che hanno segnato le mani di innumerevoli generazioni di donne.

un articolo di Liliana Moretti

fotografie ©Luca Lucchetti

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