C’era una volta, La fiera 1732-1929

Fiera-Copertina

“Vi è al centro della città una Babilonia di botteghe (erano 540) e di mostre, e i bergamaschi delle montagne vengono, gli uni per vedere, gli altri per acquistare; chi gironzola, chi tira diritto. All’angolo di questo bazar tutto ingombro di popolo e di mercanzie, trentasei baracche racchiudono trentasei spettacoli d’ogni sorta, giganti, nani, circhi, rinoceronti, marionette; e mentre gigantesche tele destinate ad attirare la curiosità allo stesso tempo diffidente e credula dei gonzi, mostrano agli occhi stupiti tutte le mostruosità dei cinque regni, tromboni, musiche, pagliacci, suonano, gridano, gesticolano a gara in tutte le direzioni. Fiera-verticaleIn mezzo un pasticcere ambulante frigge e vende delle ghiottonerie ai clienti, un confettaio all’aria aperta impasta il suo succo di melassa, lo svolge mostrando la scia d’oro, lo misura, lo vanta, lo esalta; un mercante di lucido da scarpe piglia il piede di un montanaro, e gli lustra “bon gré mal gré”, la sua scarpa esponendogli con un incredibile abbondanza di parole le incomparabili proprietà della sua composizione; l’avvenire prodigioso della calzatura, le famiglie felici, la società giunta al più alto grado di lucentezza … e il buon uomo abbagliato, affascinato, si lascia fare, acquista, paga, se ne va, una scarpa lucidata ed una scatola in mano. Niente di più divertente che essere spettatore pacifico di queste scene così animate. Disinteressato si osserva mille tratti di natura, ci si pasce di comiche semplicità che sbocciano vicine a noi, e si osserva nel bel mezzo della folla e come inquadrata in questo tumulto universale, una giovinetta pensosa, una madre inquieta o ancora qualche vecchio che assiste austero o infastidito a questi tripudi ch’egli più non condivide”· così lo scrittore svizzero Rodolfo Tòpffer descriveva la fiera di Bergamo, durante una visita alla nostra città nel 1843.

La Fiera edificata in muratura nel 1732 si apriva per soli quindici giorni all’anno (dal 26 agosto all’8 settembre), qui fervevano scambi commerciali e spettacoli.
Dal 1864 la fiera rimase aperta tutto l’anno, ma ben presto in pochi anni degradò in un ricettacolo di miseria e di prostituzione, tanto che lo stesso comune bandi un concorso per un progetto di riedificazione per la zona della fiera. Nel 1908 l’Architetto Marcello Piacentini vinse il concorso e iniziarono i graduali abbattimenti e gradualmente si ricostruì il centro cittadino.

un articolo di L.L.

Fiera-orizzontale

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